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RESISTENZA E CURA: LA CASA RITROVATA

RESISTENZA E CURA: LA CASA RITROVATA

Raccolgo la voce corale, tutta al femminile, delle protagoniste della nostra casa ritrovata, attraverso punti di vista diversi (donne con disabilità e lavoratrici) che testimoniano il coraggio della resistenza e la paura tenuta a freno con lo stare unite: siamo in casa come tutti, ma relativamente serene. Abbiamo un Tablet per le videochiamate, in modo da poter accedere meglio alla comunicazione con le famiglie d’origine, ma anche con i compagni del Centro Socio Occupazionale. L’uso della tecnologia ci fa sentire meno sole: gli operatori di digitarlo hanno realizzato una bacheca di Padlet, che ci mette tutti in comunicazione con saluti diretti e registrazioni video, e con una raccolta di attività grafiche e giochi, per differenti livelli di competenza informatica. In casa facciamo giochi di società, ginnastica, guardiamo programmi televisivi, leggiamo, telefoniamo, prepariamo i pasti e abbiamo cura di noi, della casa, delle nostre cose…in parte come prima, ma ora tutto il giorno. Il balcone ci permette di stare un po’ fuori al sole e prendere aria, ma di uscire non ci sentiamo proprio, anche fosse nel parco antistante alla casa. Abbiamo un po’ paura, come tutti. Ma a casa ci si sente al sicuro e non si è mai sole. Ora è calata un po’ la tensione relativa alla possibilità di contagio perché siamo riuscite a superare momenti critici e ora siamo protette al meglio delle nostre possibilità: la scorsa settimana il circuito di Forum Solidarietà ci ha portato flaconcini di disinfettante per le mani e la protezione civile ci ha portato 100 mascherine. Così, dopo giorni di apprensione, con strumenti di protezione individuale che cominciavano a scarseggiare (nuovamente ordinati, ma in ritardo sulla consegna), ci sentiamo ora più in sicurezza.

Alla voce delle protagoniste voglio aggiungere un punto fondamentale che rischia altrimenti di rimanere nel silenzio: il coraggio e la responsabilità delle persone che si prendono cura delle 3 donne con disabilità che abitano la casa, siano esse le colleghe della bula o le assistenti familiari: ci vuole coraggio ad aver cura degli altri in questo momento, perché si vive quotidianamente un contesto potenzialmente a rischio in quanto comunità familiare, seppur protetta e piccolissima. E ci vuole tanta responsabilità perché ora il rischio contagio può venire comunque da fuori, nonostante gli accessi siano limitati alle lavoratrici, e può coinvolgere l’intero nucleo (fruitrici e colleghe), come per ogni famiglia. E quindi concludo mettendo in luce che ci sono tante eroine non viste che garantiscono, con tenacia e senza clamori, la cura per 24 ore al giorno, dimostrando uno spirito, un amore e una resistenza che va oltre l’impegno lavorativo.

Laura Stanghellini