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Dicono di noi… Mario Menin

Dicono di noi… Mario Menin

Pubblichiamo, con cadenza settimanale e in ordine alfabetico, i bellissimi contributi che ci hanno inviato persone che ci conoscono da tempo, che hanno vissuto parti di strada con noi, e che ci invitano ad andare avanti!

Un puzzle di sguardi e di volti ospitali che mi abitano inseparabilmente

Per ricordare i 40 anni de “la bula” mi lascio ispirare dai tanti sguardi e volti di ragazzi e ragazze, operatori e soci, volontari e amici, incrociati nei fantastici spazi de “la bula”. Sguardi e volti che mi hanno prima scrutato, poi accolto e ospitato, infine anche abbracciato. Sguardi e volti che mi sono rimasti impressi nella memoria, negli occhi, nel cuore, nella mente e, perché no, nell’anima! Pino, Remo, Daniela, Rita, Gigi, Antonio, Guido, John, Franco, Stefano, Danilo, Enrico, Fabio, Mauro, Gerry, Elisa, Noemi, Stefano, Antonio, Edo, Patrizia, Ezio, Marilisa, Paolone, Angelo ecc. La cooperativa, infatti, è stata per me, fino alla mia partenza per il Brasile nel 1986 – ma anche dopo, al mio rientro a Parma nel 2000 e fino al 2008, quando sono andato a Brescia come direttore di “Missione Oggi” –, un esercizio di incontro ospitale con tante persone vere, che hanno arricchito la mia umanità e la mia stessa missionarietà. 

Gli sguardi e i volti de “la bula” sono diventati per me – e per tanti studenti saveriani, che con me e dopo di me hanno frequentato la cooperativa come volontari – generativi di un modo nuovo di stare al mondo e di fare missione, cioè a partire dagli invisibili, dai vulnerabili, dai fragili, dagli scarti (“la bula” in dialetto parmigiano), come direbbe papa Francesco. E quando sono gli invisibili, i vulnerabili, i fragili, gli scarti ad ospitarti e abbracciarti, puoi star sicuro di avere dei buoni “angeli custodi” per il resto della vita! Da questi sguardi e volti, così ospitali, anche quando momentaneamente imbronciati, mi sono lasciato interrogare, mettere in questione, ma – oso dire – anche cambiare, addirittura convertire, evangelizzare e, perché no, salvare come persona e come missionario. “La bula” è stata per me una scuola di missione “al contrario”. Pensavo di essere io il missionario de “la bula”, e invece è stata “la bula”, con i suoi sguardi e volti ospitali, a trasformarmi, liberarmi e salvarmi!

Tra i tanti e diversi sguardi e volti de “la bula” – un vero e proprio puzzle! – mi permetto di citarne due – non se la prendano gli altri –, anche se sono piuttosto laterali rispetto alle “arti e mestieri” della cooperativa. Si tratta di donne “anziane”, ma sempre così giovanili e inaudite nel pensiero, la montanara Elisa e la veneta Noemi, che con la loro abilità culinaria hanno conquistato “la bula”. Avevano il carisma di trasformare “la bula” in una grande famiglia, restituendo familiarità soprattutto a quei ragazzi e a quelle ragazze che arrivavano alla cooperativa con un gran desiderio di sguardi e volti non ostili, accoglienti, appunto familiari. Il Vangelo vissuto da queste due donne si tagliava a pezzi e si gustava come le buonissime torte e crostate da loro preparate per la gioia dei pranzi de “la bula”! Dopo quarant’anni sento ancora molta nostalgia de “la bula”, soprattutto in questo tempo di pandemia, che ci costringe alla distanza fisica. Tanti, tantissimi auguri, carissima “bula”, per i tuoi 40 anni, portati benissimo, e… arrivederci presto!

Mario Menin

Direttore di “Missione Oggi