Sfruttare o risolvere i problemi?

Ieri pomeriggio M. stava facendo il suo quotidiano giro dei parchi quando si è avvicinato ad un bimbo piccolo che giocava e gli ha preso le manine, forse per accompagnarlo vicino alla sua mamma. La mamma del piccolo ha assistito alla scena e ha pensato che M. volesse portarselo via, si è giustamente allarmata e prendendo in braccio il piccolo ha fatto allontanare M. che però è rimasto nei paraggi e così per sicurezza gli hanno fatto un video per avere traccia di quel tipo strano e poterlo segnalare alle forze dell’ordine. Sì, perché M. strano lo è davvero, è un ragazzo affetto dallo spettro autistico, che tutti i giorni fa lo stesso itinerario, macina chilometri a piedi perché non riesce a stare fermo. Parla un po’ da solo, ha la passione delle foto e dei guanti. Si muove sia con mezzi pubblici che con la bicicletta e il monopattino, è molto orientato e non si mette in pericolo, tant’è che si reca al lavoro da solo. Nato e cresciuto in quartiere Lubiana San Lazzaro è conosciuto e benvoluto. Tutti i giorni frequenta il CSO della cooperativa sociale la bula. M. non si è reso conto dello spavento che si è presa la mamma del bimbo, che nel frattempo ha condiviso nella chat dell’asilo l’accaduto. Grazie a questa iniziativa nel giro di poche ore è stata contattata da una persona che in passato aveva lavorato con M. rassicurandola del fatto che non aveva nulla da temere da quella persona. Anche la cooperativa, grazie a quella chat, è stata messa al corrente da una persona che ha fatto servizio civile in quella realtà. Stamattina, grazie a questo tamtam, è stato possibile organizzare un incontro tra la mamma del bimbo, M. e il suo papà dove ognuno ha potuto condividere il proprio vissuto: si sono spiegati, si sono capiti e alla fine c’è stato anche lo spazio per un bell’abbraccio. La rete ha funzionato e siamo stati fortunati ad incontrare una mamma in grado di andare ben oltre le apparenze e le paure. Nessuna denuncia è stata depositata.

Purtroppo la diffusione via chat e via social ha avuto una risonanza incontrollabile dove ad ogni condivisione veniva aggiunto un pezzo di storia, fino a che M. è diventato “l’uomo che ha tentato di portare via un bambino” e altri post ricamati sulla (in)sicurezza che aleggia in questa triste città con tanto di video e foto del ragazzo. In tanti hanno voluto cavalcare la notizia per sfruttarla anche politicamente per i propri fini. Niente di nuovo, dopotutto: il solito modo di non affrontare i problemi ma di sfruttarli per ottenere visibilità o altre finalità. Non solo i numerosi post sui social piegano un racconto non verificato e gonfiato a ogni passaggio alle proprie esigenze di polemica politica, ma hanno anche conseguenze gravi, che non verranno raccontate da nessuno perché dopo la sovraesposizione mediatica, che vede anche la circolazione di video e foto, se M. continuasse la sua solita routine girando nei parchi rischierebbe il linciaggio da parte di qualcuno, magari convinto di “fare giustizia”. Ora, insieme a servizi e famiglia siamo costretti a tutelare la sua incolumità, che per una persona nelle sue condizioni significa privarlo della sua autonomia. La sua sicurezza è messa a rischio, letteralmente girare per strada lo esporrebbe a un rischio, almeno per un po’. Abbiamo letto commenti che invitano a rinchiudere M. in una struttura o in casa. Avete una vaga idea di quanto lavoro c’è dietro al raggiungimento di obiettivi legati all’autonomia e alla dignità di una persona con disabilità? Parliamo di anni, di fatiche, di sbagli, di conquiste grandi e piccole. Il rischio che qualcosa possa andare storto c’è sempre, ma questo lo sanno TUTTI i genitori quando lasciano andare i propri figli che stanno crescendo, si assumono il rischio che possano farsi male o fare del male a qualcuno. Questo rischio ce lo dobbiamo assumere tutti, fare rete, comunità, esattamente come è successo questa mattina dove due persone così distanti si sono incontrate.

Ecco questa storia dovrebbe far riflettere, crediamo. Sappiamo perfettamente che esistono gravi problemi, non è nostra intenzione negare nulla, lavoriamo a contatto col disagio quotidianamente, con la carenza di fondi ormai strutturale che lo aggrava. Ma proprio per questo vi proponiamo una riflessione, è meglio sfruttare con cinismo i problemi o provare ad affrontarli come ha fatto la mamma del bimbo? Meglio capire i problemi per trovare cause e soluzioni oppure indicare facili capri espiatori per ottenere facili consensi?

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